

164. Cile: la denuncia dell'aggressione imperialistica.

Da: S. Allende, La forza della ragione, Editori Riuniti, Roma,
1973.

Riportiamo qui alcuni passi del discorso pronunciato da Salvador
Allende alla assemblea generale delle Nazioni Unite il 4 dicembre
del 1972. Due anni prima, in Cile, egli aveva dato vita ad un
governo, detto di unidad popular, formato da socialisti,
comunisti, radicali e da una parte di cattolici, che si era
prefisso l'obiettivo di liberare il paese dallo sfruttamento
economico delle potenti compagnie multinazionali e dai conseguenti
condizionamenti politici. Rivolgendosi ai rappresentanti di tutti
gli stati del mondo, egli difese le iniziative assunte dal suo
governo, tra cui la nazionalizzazione delle pi importanti risorse
naturali, affermando che tutto era stato deciso per soddisfare i
bisogni primari del popolo cileno e per deliberazione unanime del
parlamento. Le potenti compagnie multinazionali, per, non si
erano rassegnate a rinunciare agli enormi profitti realizzati fino
a quel momento, ed avevano iniziato ad esercitare forti pressioni,
finalizzate ad isolare il Cile dai mercati internazionali. Stavano
cos maturando le condizioni per l'organizzazione, con il sostegno
degli Stati Uniti, del colpo di stato militare del settembre del
1973, che avrebbe segnato la sanguinosa fine del governo di unidad
popular e la morte di Allende.


Il popolo del Cile ha conquistato il governo dopo una lunga
parabola di generosi sacrifici, ed  oggi completamente dedito al
compito di instaurare la democrazia economica, affinch l'attivit
produttiva risponda a bisogni e aspettative sociali e non a
interessi di lucro personale. La vecchia struttura basata sullo
sfruttamento dei lavoratori e sul dominio dei principali mezzi di
produzione da parte di una minoranza, viene progressivamente
superata in modo programmato e coerente. Nel corso di questo
processo sorge cos una nuova struttura, diretta dai lavoratori e
che, posta al servizio degli interessi della maggioranza, sta
creando le basi di una crescita che implica un autentico sviluppo,
coinvolge tutti gli abitanti e non emargina vasti settori della
popolazione nella miseria e nell'abbandono sociale.
I lavoratori stanno allontanando i settori privilegiati dal potere
politico ed economico, sia nei centri di lavoro che nei comuni e
nello stato. Questo  il contenuto della rivoluzione che il mio
paese sta vivendo, per superare il sistema capitalista, e aprire
la via al socialismo. La necessit di mettere al servizio degli
enormi bisogni del popolo la totalit delle nostre risorse
economiche, va di pari passo con la riconquista da parte del Cile
della sua dignit. Dovevamo farla finita con una situazione in
virt della quale i cileni, mentre si dibattevano nella povert e
nella stagnazione, erano costretti a esportare enormi quantit di
capitali, a vantaggio dell'economia del mercato pi potente del
mondo. La nazionalizzazione delle risorse fondamentali
rappresentava una rivendicazione storica. La nostra economia non
poteva tollerare pi a lungo una subordinazione che derivava dal
fatto che pi dell'80% delle sue esportazioni era nelle mani di un
ristretto gruppo di grandi compagnie straniere, che hanno sempre
anteposto i propri interessi alle necessit dei paesi sfruttati.
Non potevamo neppure accettare la piaga del latifondo, i monopoli
industriali e commerciali, il credito a beneficio di pochi, le
brutali disuguaglianze nella distribuzione del reddito.
La trasformazione della struttura del potere che noi stiamo
realizzando, il ruolo crescente di direzione che vi assommano i
lavoratori, il recupero delle ricchezze fondamentali della
nazione, la liberazione della nostra patria dalla subordinazione
alle potenze straniere, sono la conclusione di un processo storico
che ha visto lo sforzo per imporre le libert politiche e sociali,
l'eroica lotta di varie generazioni di operai e di contadini per
organizzarsi come forza sociale, per conquistare il potere
politico e togliere ai capitalisti il potere economico. [...].
Abbiamo nazionalizzato le ricchezze di base. Abbiamo
nazionalizzato il rame. Lo abbiamo fatto per decisione unanime del
parlamento, dove i partiti del governo sono in minoranza. Vogliamo
che tutti lo intendano chiaramente: non abbiamo confiscato le
imprese straniere del rame. Ci che facciamo, in accordo col
dettato costituzionale,  di mettere riparo a una ingiustizia
storica, sottraendo dall'indennizzo gli utili percepiti dalle
imprese, al disopra del 12% annuo a partire dal 1955. [...]stesse
imprese, che hanno sfruttato il rame cileno per molti anni, solo
negli ultimi 42 anni si sono portate via pi di 4 miliardi di
dollari di utili, nonostante che il loro investimento iniziale non
avesse superato i 30 milioni. Un esempio semplice e doloroso di
una acuta contraddizione: nel mio paese vi sono settecentomila
bambini ai quali non sar mai concesso di godere della vita in
termini normalmente umani, perch nei primi otto mesi di esistenza
non hanno ricevuto la quantit minima necessaria di proteine.
Quattro miliardi di dollari trasformerebbero completamente la mia
patria. Una parte soltanto di questa somma assicurerebbe per
sempre le proteine a tutti i bambini della mia patria. [...].
Avevamo previsto difficolt e resistenze esterne per portare a
termine il nostro processo di riforme, soprattutto per ci che
riguarda la nazionalizzazione delle nostre risorse naturali.
L'imperialismo e la sua crudelt hanno una storia lunga e
obbrobriosa in America latina, e la drammatica ed eroica
esperienza di Cuba  molto vicina. Lo  anche quella del Per, il
quale ha dovuto scontare la propria decisione di disporre
liberamente del suo petrolio.
Nel bel mezzo degli anni '70, dopo tanti accordi e tante
risoluzioni della comunit internazionale, nei quali si riconosce
il diritto sovrano di ciascun paese a disporre delle sue risorse
naturali a beneficio del proprio popolo; dopo l'adozione dei patti
internazionali sui diritti economici, sociali e culturali e della
strategia per il secondo decennio dello sviluppo, che tali accordi
avevano reso ancor pi solenni, siamo vittime di una nuova
manifestazione dell'imperialismo. Pi sottile, pi astuta e
terribilmente efficace, per impedire l'esercizio dei nostri
diritti di stato sovrano.
Fin dal momento della nostra vittoria elettorale del 4 settembre
[1970] siamo stati oggetto di crescenti pressioni esterne di
grande rilievo, dirette ad impedire prima l'instaurazione di un
governo liberamente eletto dal popolo e poi ad abbatterlo. Quelle
pressioni hanno mirato a isolarci dal resto del mondo, a
strangolare la nostra economia, a paralizzare il commercio del
nostro principale prodotto di esportazione che  il rame, a
impedirci l'accesso alle fonti internazionali di finanziamento.
[...] Non solo subiamo il blocco finanziario, ma siamo anche
vittime di un'aperta aggressione. Due imprese che fanno parte del
nucleo centrale delle grandi compagnie internazionali, che hanno
affondato i loro artigli nel mio paese, la International Telegraph
& Telephone Company [ITT] e la Kennecott Copper Corporation, si
sono proposte di manovrare la nostra vita politica.
La ITT, che  una gigantesca compagnia il cui capitale  superiore
al bilancio di diversi paesi latino-americani presi insieme, e
superiore anche a quello di alcuni paesi industrializzati, ha
iniziato, dal momento stesso in cui fu conosciuta la vittoria
popolare nelle elezioni del settembre 1970, una sinistra attivit
per impedire che io diventassi presidente del mio paese.
Fra settembre e novembre di quell'anno, sono state compiute in
Cile azioni terroristiche programmate fuori delle nostre
frontiere, in collusione con gruppi fascisti interni, che
culminarono nell'assassinio del comandante in capo dell'esercito
generale Ren Schneider Chereau, uomo giusto, grande soldato, e
simbolo del costituzionalismo delle forze armate del Cile.
Nel marzo dell'anno in corso sono stati rivelati i documenti che
denunciano l'intimo rapporto fra questi tenebrosi propositi e la
ITT. Quest'ultima ha riconosciuto anche che nel 1970 aveva dato
dei suggerimenti al governo degli Stati Uniti affinch
intervenisse negli avvenimenti politici del Cile. I documenti sono
autentici. Nessuno ha osato smentirli. Successivamente il mondo si
 reso conto di un nuovo piano d'azione presentato dalla stessa
ITT al governo nordamericano allo scopo di abbattere il mio
governo. [...] Il Cile si trova ora di fronte ad un pericolo il
cui superamento non dipende dalla sua volont ma da una serie di
elementi esterni. [...] La Kennecott Copper ha deciso di servirsi
della sua grande potenza per depredarci degli introiti delle
nostre esportazioni di rame [...], ed  giunta a chiedere
l'embargo di dette esportazioni ai tribunali di Francia, Olanda e
Svezia [...].
L'aggressione delle grandi imprese capitaliste pretende di
impedire l'emancipazione delle classi popolari e rappresenta un
attacco diretto contro gli interessi economici dei lavoratori.
[...]I profitti di queste compagnie sono favolosi e rappresentano
un enorme drenaggio di risorse per i paesi in via di sviluppo.
In un solo anno, queste imprese hanno sottratto al Terzo mondo
profitti che rappresentano trasferimenti netti a loro favore di 1
miliardo e 723 milioni di dollari: 1 miliardo e 13 milioni
dall'America latina, 280 dall'Africa, 366 dall'Estremo Oriente, e
64 dal Medio Oriente. La loro influenza e il loro campo di azione
stanno sconvolgendo le forme tradizionali del commercio fra stati,
degli scambi tecnologici e di risorse fra nazioni, e i rapporti di
lavoro. [...] Ma le grandi imprese multinazionali non attentano
soltanto agli interessi genuini dei paesi di sviluppo, la loro
azione incontrollata di oppressione si verifica anche nei paesi
industrializzati nei quali esse si stabiliscono. Ci e stato
denunciato negli ultimi tempi in Europa e negli Stati Uniti, il
che ha provocato un'inchiesta da parte dello stesso senato
nordamericano. Di fronte a questo pericolo, i popoli sviluppati
non sono pi sicuri di quelli sottosviluppati. E' un fenomeno che
ha gi provocato la mobilitazione crescente dei lavoratori
organizzati, comprese le grandi organizzazioni sindacali esistenti
nel mondo. Ancora una volta, l'azione solidale internazionale dei
lavoratori dovr affrontare un nemico comune: l'imperialismo.
